Le Sante anoressiche sulla RAI a IL TEMPO E LA STORIA

le sante anoressiche, così chiamate, sono monache che, seguendo la strada dell’estremo sacrificio, fatto di digiuni e penitenze, hanno imposto la loro spiritualità al mondo e sono diventate sante

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Le Sante anoressiche a IL TEMPO E LA STORIA, nella foto Santa Chiara
Le Sante anoressiche a IL TEMPO E LA STORIA, nella foto Santa Chiara

Al centro della nuova puntata del programma tv de Il tempo e la storia Le Sante anoressiche il racconto delle vite di Santa Chiara d’Assisi, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d’Avila.
Alcuni storici le chiamano le sante anoressiche: sono monache che, seguendo la strada dell’estremo sacrificio, fatto di digiuni e penitenze, hanno imposto la loro spiritualità al mondo e sono diventate “sante”.
Un percorso e una scelta di vita che la professoressa Mariachiara Giorda commenta con Massimo Bernardini al programma tv Il Tempo e la Storia, il programma di Rai Cultura in onda lunedì 15 febbraio alle 13.10 su Rai3 e alle 20.50 su Rai Storia.

L’anoressia è un disturbo alimentare che oggi colpisce molte adolescenti e i cui sintomi sono il rifiuto del cibo e la mortificazione del corpo.
Anche nella storia del monachesimo femminile si trovano processi simili di digiuno estremo e le penitenze che queste sante si infliggevano sono state interpretate come disturbi anoressici.
Attraverso il racconto delle vite di Santa Chiara d’Assisi, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d’Avila, Il Tempo e la Storia segue il percorso della spiritualità femminile all’interno della cristianità dal basso medioevo fino ai giorni nostri, per cercare di capire se queste particolari esperienze religiose possono essere iscritte nel campo della psicologia clinica o se sono invece esempi di autoaffermazione femminile in epoche e contesti che costringevano le donne al silenzio, alla rinuncia e all’autocontrollo.

Breve storia di Santa Chiara d’Assisi

di Padre Daniele Giglio (www.fraticappucciniassisi.it)

Chiara nasce ad Assisi nel 1194 da famiglia nobile, appartenente ai maiores della città. Nella notte della Domenica delle Palme del 1211 o 1212 (la data è incerta), accompagnata da Pacifica di Guelfuccio, fugge dalla casa paterna e raggiunge la Porziuncola, dove l’attendevano Francesco e i suoi primi frati.
Nella chiesina di Santa Maria degli Angeli Francesco presiede il rito della tonsura (il taglio dei capelli) che trasforma Chiara da nobildonna (nobilis mulier) a donna di penitenza (mulier religiosa).
È l’epilogo di un percorso interiore che Dio ha illuminato per mezzo dell’esempio di Francesco: L’altissimo Padre celeste si degnò illuminare l’anima mia mediante la sua grazia perché, seguendo l’esempio e gli insegnamenti del beatissimo padre nostro Francesco, io facessi penitenza (FF 2787).
Francesco, dopo la tonsura, indirizzò Chiara dapprima presso le benedettine di San Paolo delle Badesse, a Bastia Umbra, poi presso una comunità di penitenti a Sant’Angelo di Panzo, alle pendici del monte Subasio. Prima della fuga dalla casa paterna, però, Chiara vendette tutta la sua eredità e dettela alli poveri (FF 3087).
Così, quando si presenta alla porta di San Paolo delle Abbadesse,non ha più la dote per essere accolta come monaca, ma può entrarvi solo come conversa, cioè come serva.
Da qui l’opposizione dei parenti che, diversamente, non avrebbero considerato umiliante la sistemazione di Chiara in un monastero ricco e importante come quello di San Paolo.

La fuga da casa, l’umile condizione vissuta a San Paolo delle Abbadesse, quella penitenziale di Sant’Angelo di Panzo, sono tutte tappe di un noviziato che convincono frate Francesco ad accettare Chiara, e con lei la sorella Agnese, che nel frattempo l’aveva raggiunta a Sant’Angelo di Panzo, nella sua fraternitas: E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare accanto alla chiesa di San Damiano (FF 2834).
Nell’ospitio annesso alla chiesina di San Damiano arrivarono una dopo l’altra anche Pacifica, Balvina, Filippa, Benvenuta, l’altra sorella carnale Beatrice, la madre Ortolana e molte altre donne, di Assisi e dintorni, fino a diventare in breve tempo una comunità di circa cinquanta suore.
All’inizio Chiara e le sue compagne affiancano i frati nel servizio negli hospitali e nei lebbrosari intorno ad Assisi: Quando entravano nell’Ordine, nobili o no, tra le altre cose che venivano loro esposte, si diceva ch’era necessario servissero i lebbrosi e abitassero nelle loro case. (FF 1730).
Osservano la stessa forma vitae dei frati che Chiara trascriverà nel capitolo centrale della sua Regola: vivere secondo la perfezione del santo Vangelo (FF 2788).
Nel 1216 il canonico belga Giacomo da Vitry testimonia con ammirazione la presenza intorno a Perugia della nuova realtà religiosa: Ho trovato, in quelle regioni, persone, d’ambo i sessi, ricchi e laici, che, spogliandosi di ogni proprietà per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamavano frati minori, e sorelle minori (FF 2205).
Dopo le disposizioni del Concilio Lateranense IV (1215), che obbligavano le nuove fondazioni religiose ad adottare una delle tre Regole già vigenti (benedettina, basiliana o agostiniana), Chiara fu costretta ad accettare l’ufficio di abbadessa e dunque la monasticizzazione di San Damiano.

Consapevole che le donazioni e le proprietà in comune, previste dalla Regola di San Benedetto, avrebbero distrutto il principio della “povertà” posto da frate Francesco a fondamento della loro forma vitae, Chiara si rivolge allora a Papa Innocenzo III chiedendogli un privilegium che consentisse alle Pauperes Dominae Sancti Damiani di conservare l’ispirazione francescana: Volendo che la sua famiglia religiosa si nominasse con il nome della povertà, impetrò da Innocenzo III di buona memoria il privilegio della povertà (FF 3186).
Questo “privilegio della povertà” concedeva a Chiara e alle sue sorores di vivere senza rendite di capitali, mobili o immobili, confidando solo nella Provvidenza del Signore. Poco prima della morte di frate Francesco San Damiano passò dalla giurisdizione vescovile sotto la protezione della Santa Sede entrando a far parte di quell’Ordo pauperum dominarum de Valle Spoleti sive Tuscia nato su iniziativa del cardinale Ugolino a partire dagli anni 1218-1219.
Era tanta l’ammirazione del cardinale Ugolino, il futuro Papa Gregorio IX, per Chiara e le sue sorelle, che mutò il nome dell’Ordo pauperum dominarum in Ordo Sancti Damiani.
I monasteri ugoliniani, però, osservavano una formula vitae d’influenza benedettina, scritta dallo stesso cardinale, che prevedeva una rigidissima clausura.
Chiara alla fine l’accettò, ma in cambio chiese che le fosse confermato il Privilegium paupertatis di Innocenzo III, ciò che Ugolino, divenuto Papa Gregorio IX, concesse nel 1228.
Chiara custodì il Privilegium gelosamente, senza timori reverenziali per nessuno: essa tanto amò la povertà – al processo di canonizzazione Suor Benvenuta da Perugia ha ricordato – che né papa Gregorio, né lo vescovo Ostiense poddero mai fare che essa fusse contenta de recevere alcuna possessione (FF 2965).
La preoccupazione di salvare l’origine francescana di San Damiano spinse poi Chiara, negli ultimi anni della sua vita, nonostante la malattia che l’affliggeva, a scrivere una Regola simile a quella dei Frati Minori.
La Regola di Chiara è la prima regola, nella storia della Chiesa, scritta da una donna per delle donne e le fu confermata da un commosso Papa Innocenzo IV che si recò di persona a San Damiano per portare a Chiara morente la sua benedizione e consegnarle la bolla di approvazione della Regola.
Il giorno dopo, l’11 agosto 1253, Chiara muore. Due anni più tardi, il 15 agosto 1255, Alessandro IV la proclamò Santa con la bolla Clara claris praeclara.

Santa Caterina da Siena

“E io vi dico, padre mio, e dicovelo nel cospetto di Dio, che in tutti quanti e’ modi ch’io ò potuti tenere, sempre mi son sforzata, una volta o due al dì di prendere el cibo; e o pregato continovamente e prego Dio e pregarò che mi dia graita, che in questo atto del mangiare io viva come l’altre creature, s’egli è sua volontà….”
Così santa Caterina da Siena quando Raimondo da Capua la esortava ad assumere quel cibo che lei, invece, rifiutava. Santa Caterina da Siena digiunava perché aspirava ad una piena fusione con le sofferenze di Cristo.

Santa Teresa d’Avila (Santa Teresa di Gesù)

Santa Teresa di Gesù, la santa di Avila, la Riformatrice del Carmelo, la Madre dei Carmelitani Scalzi, nasce ad Avila (Spagna) il 28 marzo 1515 da nobile e religiosa famiglia.
A 21 anni divenne Carmelitana del Monastero dell’Incarnazione di Avila. Attraverso gravi e frequenti malattie, numerose prove spirituali e la generosa risposta alle sollecitazioni dell’Amore divino, giunse a quel grado di perfezione in cui l’anima è pronta a un particolare servizio.
Santa Teresa di Gesù (Santa Teresa d’Avila) muore nel fulgore di un’estasi, ad Alba de Tormes, il 4 ottobre 1582. (fonte www.monasterovirtuale.it)