Stasera in tv su Rai 3 in onda Ballarò

Stasera in tv su Rai 3 è di scena il programma tv Ballarò. Nel programma tv in onda su Rai 3 si parlerà di povertà, aspiranti infermieri, concorsi, lavoro nero

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Ballarò Stasera in tv su Rai 3
Ballarò Stasera in tv su Rai 3

Questa sera in tv su Rai 3 è di scena il programma tv Ballarò. Sempre interessanti i temi trattati e approfonditi nel programma tv in onda su Rai 3 condotto dal giornalista Massimo Giannini: povertà, aspiranti infermieri, concorsi, lavoro nero ma anche lusso ed altro ancora.
Tra gli ospiti Marco Travaglio, Maurizio Landini, Serena Sileoni e Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori.
Sotto la lente la misura annunciata dal Governo di garantire dal 2017 € 320,00 al mese quale aiuto alle famiglie povere.
Da un lato i ricchi che possono tranquillamente spendere anche € 80000,00 per un set di trolley da viaggio in fibra di carbonio, dall’altro, nel servizio di Alessandra Rossi, storie di professionisti che non mollano: avvocati, architetti e ingegneri sono i nuovi poveri, senza studio e con un secondo lavoro per resistere. Dal 2005 al 2014 il loro reddito è sceso mediamente del 30% come certifica, nero su bianco, l’Associazione Casse di Previdenza Private, osservatorio privilegiato di un pianeta, quello delle libere professioni, una volta sinonimo di benessere e successo.
Tra chi resiste, c’è chi rinuncia allo studio professionale e chi, per pagare tasse e contributi, è costretto a fare un secondo lavoro.

Nel programma tv di Rai 3 di stasera anche i concorsi: Rosario, da Londra a Trieste per un posto da infermiere.
Rosario è uno dei 10 mila aspiranti infermieri che hanno partecipato al concorsone di Trieste qualche giorno fa: 173 i posti in palio e Rosario, 48 anni, ha viaggiato di notte, dalle Marche al Friuli Venezia Giulia, insieme alla troupe di Ballarò, per arrivare in tempo nel capoluogo friulano. Molto più semplice era stata la selezione per un impiego in un ospedale pubblico di Londra: colloquio su Skype e solo 20 giorni di attesa prima di essere assunto. Tutto nel servizio di Stefano Sandrucci.

A Ballarò, inoltre, si parla, di lavoro nero nel servizio di Alessio Lasta. I numeri dell’Eurispes parlano chiaro. In Italia, oltre al Pil ufficiale, che vale 1500 miliardi di euro, ci sono altri due Pil paralleli. Il secondo è quello dell’economia criminale, che vale 200 miliardi di euro. Il terzo è quello, silenzioso, del lavoro sommerso: si tratta di 540 miliardi di euro, un terzo del Pil ufficiale.
Le categorie più colpite sono quelle dei lavoratori domestici. Sono italiani senza diritti: colf, badanti, baby sitter, che affollano le case di migliaia di anziani. Un lavoro nero difficile da stanare, perché è difficile dimostrare il rapporto di dipendenza. E senza prove e senza diritti questi lavoratori sono condannati al nero.
Il lavoro nero per me è sopravvivenza, per mangiare“, racconta un uomo di 64 anni, improvvisatosi collaboratore domestico, dopo aver perso il posto in banca. “Ogni tanto lancio qualche messaggio che sarebbe opportuno mettermi in regola, perché se mi facessi male sarebbe un problema. Ma dall’altra parte rispondono con il silenzio”.
Durante il viaggio di Ballarò nel ‘pianeta nero’ si incontra Patrizia, 55 anni e una sfilza di lavori in nero: oggi, per sbarcare il lunario, vende vestiti usati al mercatino di Baggio, periferia ovest di Milano.
“Ho fatto la donna delle pulizie in nero. Pensavo di essere in regola, regolarmente assunta, tanto che il datore di lavoro mi parlava di busta paga di 477 euro al mese. E invece ho scoperto, in occasione di un infortunio sul lavoro, di essere in nero. Me lo ha detto il medico: guardi che lei non risulta occupata”.

A poche ore dalla nuova puntata del programma tv di RAI 3, Ballarò il conduttore Massimo Giannini precisa: la Rai mi può licenziare, Il Pd, con tutto il rispetto, proprio no.

Ecco quanto ha dovuto precisare, perché attaccato da parlamentari del Partito Democratico, Massimo Giannini conduttore del programma tv di Rai 3:
“A leggere il profluvio di dichiarazioni dei parlamentari del Partito democratico, innescati come spesso succede dal membro della Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi, non so se ridere o piangere.
Anzaldi mi accusa di aver offeso€ il ministro Boschi, perché durante l’€™ultima puntata di questa trasmissione ho usato la formula ‘€œrapporti incestuosi’€ per definire il pasticcio che si è creato, tra management, politica, massoneria e finanza, intorno a Banca Etruria. Altri esponenti del Pd, generosi, mi offrono almeno una scappatoia: Giannini chieda scusa€.
Qualcuno lo fa a scoppio ritardato. Ernesto Carbone era qui in studio a Ballarò, martedì scorso, magari ve lo ricorderete, e proprio a lui mi rivolgevo con la formula ‘€œincriminata’€, sintetizzando quanto avevano appena sostenuto il collega Antonio Padellaro e l€’onorevole Mara Carfagna a proposito del presunto conflitto di interessi di Maria Elena Boschi e di suo padre Pierluigi. In quel momento, durante la diretta, Carbone non ha battuto ciglio, né obiettato alcunché (non essendoci evidentemente nulla da obiettare, tanto era chiaro e “innocente” il senso delle mie parole). Ma ventiquattrore dopo deve aver cambiato idea, forse folgorato dall’accusa postuma di Anzaldi.
E allora, in mezzo alla bufera, mi preme sottolineare due cose.
1) E’€™ penoso che, per contestare un programma evidentemente considerato ‘€œfuori linea’€, si usi un argomento così strumentale. E si trasformi in un’offesa personale al ministro Boschi una frase che, per il significato e il contesto in cui è stata pronunciata, non poteva e non può prestarsi ad alcun genere di ‘equivo’€. Basta riascoltare la registrazione della puntata, per rendersene conto. Ho parlato di ‘€œrapporti incestuosi’€ per definire un groviglio di relazioni (politiche, affaristiche e finanziarie) molto più larghe della ristretta cerchia della famiglia Boschi, e del tutto prive del significato ‘letterale’€ che Anzaldi e gli altri esegeti del Pd hanno voluto leggervi. Lo ha capito e lo capirebbe chiunque. Ma nel partito di maggioranza c’è chi fa finta di non capire, e utilizza questo episodio come una ‘clava’ contro Ballarò (vezzo non nuovo, per altro). La cosa mi indigna. E mi dispiace molto. Ma non capisco proprio di cosa dovrei ‘chiedere scusa’€, pubblicamente, dal momento che, come si direbbe nel gergo dei tribunali, ‘€œil fatto non sussiste’€.
2) Quello che sussiste, viceversa, è l’€™ennesimo paradosso di un Palazzo che, di fronte ai tanti problemi in cui si dibatte l’€™Italia e ai tanti interrogativi che assillano il mondo, perde tempo a sollevare polveroni del genere. Ma quello che sussiste è anche l’€™ennesimo attacco a chi cerca di fare solo informazione. È l’€™ennesima torsione del concetto di ‘€œservizio pubblico’€, utile se serve a chi governa, più che a chi guarda la tv. Lo sapete, e l’€™ho detto già più di una volta in questo studio. Io non mi ergo a paladino di niente, non voglio vestire i panni del martire che non sono, meno che mai per un episodio assurdo come quello che è appena accaduto. Ma resto convinto di un fatto. Non spetta alla politica decidere i palinsesti. Non spetta ai partiti decidere chi può lavorare nella prima azienda culturale del Paese. A meno che non si debba dar ragione a Roberto Saviano, quando scrive ‘€œciò che sotto Berlusconi era inaccettabile, adesso è grammatica del potere’€. La Rai mi può licenziare. Il Pd, con tutto il rispetto, proprio no.